andata/ritorno

andata.
io svaccata elegantemente sul sedile del treno, con indosso le mie cuffie anni ’80 ascoltavo una qualche canzone strappalacrime e scrutavo il vagone. poco distante da me c’era un omino prontamente ribattezzato L’Omino Felice, in quanto non faceva altro che spalancare i suoi occhioni sorridendo di qua e di là al nulla. un sorriso alla poltrona vuota davanti a lui. uno al finestrino. uno sguardo incoraggiante alla porta. uno carico di stima al soffitto. uno a me. e via dicendo, ricominciava il giro in un crescendo di buon umore. ero tentata di alzarmi e dirgli "senti un pò vecchio mio, dimmi che cazzo hai da essere così allegro o fammi una pera di sorrisi che per me è un periodaccio" quando sono entrati quattro femmine uguali a dei Barbapapà che hanno occupato con decisione i sedili tra me e Omino Felice. Il barbapapà piccolo con gli occhiali si è seduto vicino a me e ha incominciato a fissarmi. le altre tre barbapapà hanno inscenato un piccolo teatrino con le loro settantaquattromila valigie di perlomeno venti chili l’una tipo uh, cielo, non ce la faremo mai a metterle nel portavalige, finchè Omino Felice si è alzato e, tra sorrisi e gioia che sprizzava da tutti i pori, si è incaricato di sistemarle. coro di applausi e risatine dalle barbapapà.
va detto, Omino Felice, pure essendo stracolmo di buon umore, a muscoli un pò scarseggiava. dopo aver ciondolato per tre minuti buoni sotto alla valigia della barbapapà media riesce a lanciarla sul porta valige, tra il pubblico in delirio, e prima di svenire afferma "non era poi così pesante".
fortunatamente non era cosciente quando la barbapapà media ha asserito gravemente "ho portato lo stretto indispensabile" mentre le altre barbapapà annuivano comprensive facendo mmmh-mmmh.
la barbapapà piccola nel frattempo si era immersa in un librone tipo dizionario, che fissava con serietà ed impegno. volevo chiederle se era già arrivata a "calcestruzzo", così, per fare amicizia, oppure svelarle il finale dicendole "zuzzurellone", ma poi ho trovato che farmi i cazzi miei era molto più produttivo ed interessante, finchè lei ha alzato gli occhi dal libro e ha detto a bruciapelo alla barbapapà zia, "ho preso cinque 10 quest’anno in pagella". silenzio ammirato di tutti. Omino Felice le sorride compiaciuto. io mi alzo, vado nel bagno, fumo una sigaretta e tento di lanciarmi giù dal treno dalla finestrella.

ritorno.
davanti a me una simpatica parrucchiera alla quale sento di dedicare con tutto il cuore questa canzone, accanto sua nonna pluriottantenne, sulla quale sono crollata addormentandomi platealmente. nel risvegliarmi ho sentito come una vocina interiore che mi diceva "ennesima figura di merda" e ho abbozzato un sorriso dicendo che, scusate, è che stamattina mi sono sveglaiata alle sei, ho fatto avanti e indietro in giornata. dopo qualche secondo scopro che erano sul mio stesso treno anche all’andata, e nel vedere la nonnina fresca come una rosa mentre io ero un catorcio mi sono depressa non poco.
di lato avevo un’altra esponente della beata gioventù, tutta incartapecorita, una di quelle vecchiette che ruminano. cosa, non si sa. ma ogni tanto cominciano a masticare come pazze per poi scemare il movimento e riprendere allegramente più avanti. mi ha sempre affascinato questa cosa nei nonnini. magari le sfuggiva la dentiera e cercava di riafferrarla. chi lo sa.
anche lei, devo ammettere, era più sveglia di me, e indottrinava sulla vita di tutti i papi e sulla sorella che era madre superiora non so dove, uno che era chiaramente un boss mafioso latitante, con tanto di occhiali da sole alle nove di sera, completo gessato e anello d’oro gigante. lui annuiva in silenzio, mentre lei di tanto in tanto interrogava il marito (identico allo Smilzo di Don Camillo e Peppone) con domande tipo "quando è morto il Papa Buono?", che tremante annaspava un attimo e poi rispondeva guadagnandosi occhiate di compassione del mafioso.
la frattura si è creata quando la parrrucchiera ha dichiarato ad alta voca che a lei il nuovo papa mica le stava simpatico, neh. sguardo terrorizzato dello Smilzo. aria ammirata del mafioso. sembra annunciarsi uno scontro tra titani, poi la vecchina probabilmente valutando la stazza della parrucchiera decide di non procedere con il corpo a corpo, e si rivolge a me con aria interrogativa. tutti mi fissano. sono tentata di alzarmi e urlare "neanche sono battezzata, io, stronzi!". segue patetica scena in cui fingo che mi stiano chiamando al cellulare e mi chiudo in bagno a fumare. dal finestrino non ci passo neanche questa volta.

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8 risposte a andata/ritorno

  1. Cler ha detto:

    basta. tenta gli aerei.

  2. beatrice ha detto:

    QUELLA CANZONE E\’ PERFETTA!Clara Cervia, idolo. u_u

  3. clara ha detto:

    cler, no gli aerei, che cazzo non posso neanche fumare in bagno..bea, ma grazie. quella canzone è stupenda, cazzo!

  4. clara ha detto:

    due "cazzo" in un commento solo. come sempre, chiamatemi finezza.

  5. Cler ha detto:

    era per rimarcare il tutto.

  6. beatrice ha detto:

    e poi, Claspita, non c\’è nulla di più odioso delle secchioncelle che si vantano dei voti in pagella. Potevi cercare di volare LEI fuori dal finestrino.

  7. Giacomo ha detto:

    Non puoi risolvere tutti i tuoi problemi con una sigaretta e un finestrino! Come ti ho già detto in privato… ci vuole quel certo letterato!

  8. clara ha detto:

    GIACOMOOOOOOOOOOO! ahahahhhhahhhh

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