beethoven era talmente sordo che per tutta la vita pensò di essere un pittore.

nel caso a qualcuno fosse sfuggito, non scrivo da un annetto e oggi mi sembra arrivato il momento di ricominciare a martellarvi gli zebedei con un’imperdibile zuppa di cazzi miei.

eccoci qui, bentornati al piccolo angolo dell’autocommiserazione. ho passato più o meno gli ultimi sei mesi in stato di catalessi, tra vette euforiche e abissi di disperazione in spietata autoanalisi, per cui questo post sarà un unico lungo piagnisteo. rullo di tamburi, si apra il sipario.
La prima brillante conclusione a cui sono arrivata è che come analista sono una pippa.
La seconda è che, in ogni caso, sto diventando lievissimamente misantropa, del tipo che in certi momenti avrei voglia di uscire per strada armata di ascia urlando come una pazza e affettando gente a caso, così, per il gusto di.
Secondo alcuni osservatori esterni, dato che io dipendo dalla mia coinquilina come un cucciolo di foca dipende dalla mamma, causa di tutto questo sarebbe la sua partenza visto che, un bel giorno, ha fatto fagotto ed è partita per la tunisia, lasciandomi sola in una casa che attualmente condivido con: un nano da giardino laccato d’oro che risponde al nome di Mister Gold, un ragno di tipo venti centimetri che ho battezzato Sebastian, moltissime lattine di birra vuote che dimentico sempre di buttare e, ultimamente, una lucertola mezza scema che tenta ripetutamente di entrare in cucina, si fa prendere in mano senza protestare e rimane immobile a fissarmi per ore finché non la porto fuori, lei ritenta di entrare, mi fissa immobile, la riporto fuori eccetera.
A quanto pare frequentare solo questa compagnia mi ha portato a sviluppare una sorta di disagio nei confronti degli altri esseri umani, disagio che balza fuori nei momenti più impensati, tipo: sono a bere un birretta in compagnia, tutta piena di gioia, positività e fiducia nei confronti dell’universo, e nel giro di un quarto d’ora mi precipito a casa implorando Mr. Gold di perdonarmi per averlo abbandonato, rassicurandolo sul fatto che solo lui mi capisce, eccetera.
Il mio degrado è incominciato impercettibile sino ad arrivare a livelli colossali, portandomi a passare la totalità del giorno del mio compleanno seduta in cucina, in mutande, a mangiare avanzi e a guardare le ultime due serie di scrubs in una maratona dalla quale sono uscita con il culo molto piatto ma anche con una certa dose di masochistico orgoglio. effettivamente ogni anno riesco invariabilmente a rendere il mio compleanno un giorno orrendo di mestizia e solitudine, è una sorta di auto sabotaggio di origini remotissime che mi porta a nascondere la data a tutti con perizia ed abilità per poi chiudermi in casa terrorizzata all’idea che qualcuno mi chieda “ma non organizzi niente?”. No che non organizzo niente, il compleanno è fatto per essere passato nella afflizione più totale in un crescendo di pateticità per potermi sentire ancora più sola e scorbutica. Non ho mai ben capito cosa scatti nel mio cervello verso la fine di maggio, ma va avanti così da anni e anni.

a questo punto credo abbiate intuito che la mia vita ultimamente è uno spasso, piena di affascinanti avventure ed imprevedibili colpi di scena, sostanzialmente tutto quello che faccio è passare quindici volte al giorno da momenti in cui striscio in giro sperando di trovare qualcuno da ammorbare con le mie crisi esistenziali a momenti in cui sprizzo spensieratezza da tutti i pori, studio, pulisco casa e amo il mondo.

e adesso scusate, ma devo andare a salvare l’antico vaso. La mia bipolarità giusto adesso mi porta ad essere gaia e gioconda, e francamente ora come ora non mi dispiace l’idea di mettermi uno svolazzante vestito bianco, scendere in strada con un cestino di vimini al braccio e saltellare in giro lanciando petali di rosa ai passanti.
ci si ribecca tra più o meno quindici miliardi di anni, statemi bene.

postilla: la lucertola è stata rinvenuta sul mio zerbino, defunta. Che non fosse proprio messa benissimo l’avevo intuito, ma devo ammettere di aver pensato che fosse solo un po’ ottusa e sostanzialmente ben disposta verso di me. Del tipo che di tanto in tanto pensasse “ehi, andiamo a vedere come se la passa la gigantessa buona” e trotterellasse amichevolmente nella mia cucina per farmi compagnia. Invece a quanto pare stava tirando le cuoia e vagava a caso in stato confusionale, e quando la prendevo in mano e lei rimaneva buona buona in realtà stava fingendo di essere morta perché è così, mi dice wikipedia, che le lucertole si difendono dai predatori. Mi sento sedotta e abbandonata. Comunque se dovesse interessare a qualcuno, le lucertole morte dopo ventiquattrore assumono uno spiccato color blu elettrico. E nonostante il suo atteggiamento mi abbia ferita, le ho fatto un funerale con tutti i crismi.

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10 risposte a beethoven era talmente sordo che per tutta la vita pensò di essere un pittore.

  1. Burzum ha detto:

    Io farei attenzione a Mister Gold.

  2. waitingforclaire ha detto:

    Vabbuò, ma chi è che usa il proprio blog per scopi diversi dall’autocommiserazione?
    (credo sia un numero negativo di persone)(nel senso che sono morte per non essersi proprio sfogate)

  3. d1ress ha detto:

    Cara Claspita è un piacere rileggerti, sapere che ancora respiri è motivo di sollievo e piacere per il sottoscritto.
    Appena decidi di pubblicare su cartaceo le tue autocommiserazioni/artistiche rendimi edotto che mi improvviso tuo pappone-protettore-magnaccia letterario a.k.a. manager.

  4. stefano ha detto:

    be claspita, rosso (sangue) più verde (lucertola) fa blu, ma blu elettrico?

  5. ClaraRamazzotti ha detto:

    me lo chiedevo anche io.
    peraltro ora che sei sola potresti consolarti riproducendo la Tunisia in casa tua.

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