con la schizofrenia non sarai mai solo.

Sono appena uscita dallo stadio larvale, ovvero la folle sessione estiva in cui ho finito gli esami della triennale, cosa che mi fa sentire irrimediabilmente ad un passo dalla tomba. Però, mentre mi immergevo in storia della critica letteraria, linguistica applicata e altre cose carine di questo tipo, ho avuto il piacere di approfondire il magico mondo delle aule studio universitarie, conoscendone a fondo la flora e la fauna, e giusto perché ora non ho nulla da fare vi delizierò con alcuni degli archetipi umani che inevitabilmente lo popolano:

l’opossum. Non gli è ben chiaro il motivo per cui si trova lì. Di studiare non se ne parla. Temendo di poter essere assalito in qualche modo dai libri fa sua la tecnica degli opossum di fronte ai predatori: s’immobilizza. Perfettamente pietrificato, mani in grembo, solo i più attenti osservatori noteranno un impercettibile battito di ciglia. Davanti a sé, gli appunti. Nei suoi occhi, il vuoto cosmico e un abisso d’angoscia. Struggimento tombale.

il plurirattristato. Arriva in aula studio di buon’ora, trascinando con sé libri e senso di colpa. Nel momento in cui si siede dispone con ammirabile perizia tonnellate di materiale sul tavolo, sfoglia gli appunti senza posa, sottolinea come se non ci fosse un domani. Eppure i suoi occhi inquieti frugano guardinghi tra i banchi, le orecchie sono ritte e sensibili a qualsiasi rumore: non ne ha proprio per le palle. È costretto a rimanere incollato alla sedia da un indefinito ma altissimo senso del dovere, e dunque siede, mestamente, recettivo a qualsiasi impulso esterno: entra una persona, alza gli occhi. Una sedia cigola, balza con lo sguardo in direzione del rumore. Nel caso cadesse una penna sarebbe il primo a prodigarsi a raccoglierla. Tenero e inoffensivo accoglie con sincera gratitudine qualsiasi minima distrazione il mondo (leggasi: i dieci metri quadrati dell’aula) gli offra.

il replicante. La nemesi del plurirattristato: il replicante nel momento in cui si siede entra in un’altra dimensione, con il gelido distacco di androide s’incolla al libro e nulla può sfiorarlo, niente può modificare il suo perfetto equilibrio interiore.  Sostanzialmente fa quello che tutti dovrebbero fare: il poveretto studia, e studia come uno stronzo, sfiancandosi e trasudando fatica da tutti i pori. Dovrebbe suscitare ammirazione, invece è guardato con astio dal plurirattristato ed anche l’opossum, pur cristallizzato nella sua staticità da sfinge, tenta di mandargli vibrazioni negative. Ingiustamente maltrattato e bollato come crumiro, merita qui un mio personale plauso.

lo zaino. Di proprietario ignoto, lo zaino occupa diligentemente una sedia, in solitudine ma apparentemente senza mestizia. I più fortunati che trovano posto accanto allo zaino si risparmiano un vicino rumoroso e/o puzzolente , mentre i più sfortunati che non trovano posta a causa dello zaino sono soliti lanciare a lui e all’invisibile proprietario antichi anatemi indiani. Lui stoicamente sopporta. Se nel suo profondo soffra non ci è dato saperlo.

il compagnone. Visitatore fugace, similmente a un’allegra farfalla egli arriva leggiadro ed è capace di veleggiare per ore ed ore senza stancarsi, elargendo sorrisi, pacche sulle spalle ed amichevoli cenni d’intesa. Conosce tutti. Riesce a visitare tutte le aule studio e tutte le biblioteche in maratone di affettuosi saluti, libri coraggiosamente sotto braccio, quando lo si incontra sta sempre andando da qualche parte a studiare. Dove, non si sa, ma nel frattempo offre sigarette, sorride incoraggiante e non si può non amarlo guardandolo allontanarsi con il suo carico di libri e di speranza.

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5 risposte a con la schizofrenia non sarai mai solo.

  1. d1ress ha detto:

    lo confesso…sono un opossum!

  2. Giulia ha detto:

    Sono una replicante. Pff.

  3. ClaraRamazzotti ha detto:

    certamente so di non essere un compagnone. sono sociopatica

  4. Adrian S. Vinson ha detto:

    Si, Jacob si è proprio rinc*********…era meglio negli altri libri, almeno era vero ed era se stesso. Adesso cos’è?

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